{"id":7275,"date":"2020-03-08T13:14:58","date_gmt":"2020-03-08T12:14:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchia-azzanosanpaolo.it\/?p=7275"},"modified":"2020-04-30T00:42:16","modified_gmt":"2020-04-29T22:42:16","slug":"lettera-del-vescovo-francesco-a-tutti-i-fedeli-di-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchia-azzanosanpaolo.it\/?p=7275","title":{"rendered":"Lettera del Vescovo Francesco a tutti i fedeli di Bergamo"},"content":{"rendered":"<p>Cari fratelli sacerdoti.<\/p>\n<p>Care sorelle e fratelli tutti,<\/p>\n<p>la situazione sanitaria, i provvedimenti delle autorit\u00e0, le scelte pastorali fino ad ora compiute, mi inducono a condividere con voi alcune considerazioni.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La vita delle nostre comunit\u00e0 cristiane \u00e8 normalmente intensa, significativa, capace di coinvolgere e raggiungere molte persone e molte famiglie. Proprio l\u2019abitudine a questa vitalit\u00e0, come avviene per altri beni preziosi, ci induce a sottovalutarla, a volte a criticarla, comunque a considerarla ancora una parte scontata dell\u2019orizzonte delle nostre esistenze. In certi momenti, addirittura, ci sembra che la vita della comunit\u00e0 cristiana, le sue iniziative e proposte, appartengano ad un mondo di diritti da rivendicare, pi\u00f9 che frutto di un dono e di un impegno condiviso da ciascuno. Ora che le circostanze e l\u2019esercizio della responsabilit\u00e0, ci costringono a scelte che limitano la vita comunitaria, avvertiamo non solo una mancanza, uno smarrimento, per alcuni una comodit\u00e0 che vien meno, ma anche la moltiplicazione di interrogativi che rivelano le attese e le immagini che ciascuno di noi coltiva in relazione alla Chiesa e particolarmente a quella particolare comunit\u00e0 che \u00e8 la Parrocchia. Queste domande diventano a loro volta come una porta su altre, pi\u00f9 profonde, che investono la fede, il modo di vivere da cristiani, di ascoltare il Vangelo, di celebrare i sacramenti e di testimoniare la carit\u00e0 tra noi e verso il prossimo.<\/p>\n<p>Queste riflessioni, che dovrebbero provocarci pi\u00f9 frequentemente, sono alimentate, in questi giorni, da una decisione molto impegnativa: quella di celebrare l\u2019Eucaristia senza la partecipazione dell\u2019assemblea. Si tratta di una decisione sofferta, alla luce delle recenti disposizioni delle autorit\u00e0 governative, che suscita una molteplicit\u00e0 di sentimenti e, in alcuni casi, anche di risentimenti. Nessuno conserva memoria di tempi e situazioni in cui si sia verificata una cosa del genere. Non basta ricordare che in molte parti del mondo la celebrazione dell\u2019Eucaristia \u00e8 occasione rara e spesso richiede sacrifici non indifferenti per poterla celebrare e potervi partecipare; non basta riconoscere che anche nella nostra Diocesi crescono le parrocchie nelle quali non si celebra l\u2019Eucaristia ogni giorno; non basta ammettere che per molti battezzati l\u2019Eucaristia \u00e8 diventata un optional e che per anziani e malati spesso \u00e8 solo un desiderio.&nbsp;<\/p>\n<p>Le obiezioni pi\u00f9 frequenti che sto raccogliendo, partono da constatazioni molto pratiche, per arrivare a quelle pi\u00f9 profonde. A noi, si dice, non mancano i preti: se i preti celebrano l\u2019Eucaristia, perch\u00e9 i fedeli non possono parteciparvi, pur a determinate condizioni? Perch\u00e9 alcune attivit\u00e0 commerciali sono consentite e aperte al pubblico e il raccogliersi insieme in chiesa no? Perch\u00e9 un tempo, in caso di calamit\u00e0 e malattie, ci radunava in chiesa e ora ci si deve allontanare? Queste domande si accompagnano ad altre, che hanno a che fare con la fede. Se l\u2019Eucaristia \u00e8 cos\u00ec determinante per la vita cristiana, al punto che quella domenicale \u00e8 un precetto grave, perch\u00e9 proprio i vescovi, custodi della fede, ne privano i fedeli? Come corrispondere al desiderio e al bisogno del pane eucaristico e del ritrovarsi insieme da cristiani nell\u2019Eucaristia? Che significato ha che i preti celebrino l\u2019Eucaristia da soli?<\/p>\n<p>Riporto alcuni passaggi di lettere ricevute.&nbsp;<em>\u201cSe in questi momenti cos\u00ec difficili veniamo privati della possibilit\u00e0 di ricevere l\u2019Eucarestia, da chi attingeremo la forza? Chi ci dar\u00e0 il coraggio di portare la speranza nei cuori di chi \u00e8 pi\u00f9 spaventato? Chi ci dar\u00e0 la Grazia di rimanere saldi e fiduciosi anche in mezzo alla tempesta? Infine mi chiedo anche chi ci aiuter\u00e0 a mantenere la consapevolezza dell\u2019appartenenza alla Comunit\u00e0 Cristiana, se non possiamo ritrovarci\u2026?\u201d<\/em><\/p>\n<p>Spero che tutti voi possiate immaginare che il vescovo e i sacerdoti non solo comprendono queste domande, ma le sentono salire anche nel loro cuore. Insieme coltiviamo la convinzione della necessit\u00e0 della preghiera e particolarmente dell\u2019Eucaristia nei momenti della prova e del dolore. Quanti racconti e testimonianze hanno alimentato questi convincimenti. Ho avuto il dono di incontrare a tu per tu il cardinale Van Thuan e di commuovermi nell\u2019ascoltare come riusciva a celebrare l\u2019Eucaristia nelle prigioni vietnamite.&nbsp;<\/p>\n<p>E quanti sacerdoti, penso al nostro don Seghezzi e tanti altri, insieme ai loro fedeli si sono trovati nelle stesse o in simili condizioni.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora una scelta tanto rilevante? L\u2019immagine biblica che mi d\u00e0 forza in questa circostanza \u00e8 quella dell\u2019esilio. Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini. Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio. La prova, cos\u00ec si rivela il morbo dilagante, \u00e8 il luogo del combattimento della fede. Il Signore ci indica nel silenzio e nell\u2019ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carit\u00e0 vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale. Sono queste che vogliamo indossare anche noi.<\/p>\n<p>Sappiate, fratelli e sorelle, che ogni giorno i sacerdoti stanno celebrando l\u2019Eucaristia per voi, anche se non con voi: essi raccolgono quel \u201cservizio sacerdotale\u201d che \u00e8 rappresentato dalla vita generosa di ciascuno e che, nell\u2019Eucaristia, diventa un dono gradito a Dio. Sappiate che le vostre famiglie possono essere santuario della presenza di Dio, per l\u2019amore che vi portate, per il sacramento del matrimonio che unisce tanti di voi, per la preghiera che potete condividere. Sappiate che le nostre chiese in questo momento rimangono aperte e sono accessibili per la preghiera personale in tante forme diverse. Sappiate, che la possibilit\u00e0 di accostare personalmente la Parola di Dio, che in Quaresima vorremmo fosse maggiormente praticata, trova in queste circostanze un\u2019occasione favorevole. Sappiate che le tradizionali pratiche quaresimali del digiuno, della preghiera e della generosit\u00e0 verso i poveri sono ancora modalit\u00e0 per alimentare la relazione con il Signore. Sappiate che la preghiera del rosario, cos\u00ec cara alla devozione mariana, continua ad accompagnare i nostri giorni. Sappiate che le comunit\u00e0 monastiche e religiose, stanno incessantemente pregando per tutti. Vi chiedo, con tutto il cuore, di testimoniare nei modi che le circostanze stanno disegnando, quella carit\u00e0 che \u00e8 il contrassegno della nostra fede, soprattutto verso i pi\u00f9 deboli, gli anziani soli, le famiglie in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La sofferenza di non poter partecipare alla celebrazione dell\u2019Eucaristia, che rimane insostituibile, viene consolata dalla convinzione della misericordia di Dio per il popolo e soprattutto i pi\u00f9 deboli e dalla pi\u00f9 convinta adozione di uno stile eucaristico nella nostra vita.&nbsp;<\/p>\n<p>La scelta di concorrere al bene di tutti, soprattutto dei pi\u00f9 fragili come i bambini, gli anziani, i malati, attraverso la rinuncia alla celebrazione dell\u2019Eucaristia comunitaria, non \u00e8 un appiattirsi su logiche materiali o semplicemente corrispondere ad esigenze pubbliche, dimenticando la fede; piuttosto \u00e8 la decisione di fare della nostra fede la sorgente di una responsabilit\u00e0 morale che insieme a tanti uomini di buona volont\u00e0 vogliamo esercitare perch\u00e9 la speranza di superare questa prova, si incarni in condizioni che la rendano credibile.&nbsp;<\/p>\n<p>Cari sacerdoti, desidero rivolgermi a voi, in modo particolare, sapendo la vostra vicinanza e dedizione alle Comunit\u00e0 che vi sono affidate: sappiate dell\u2019affetto, della considerazione e della riconoscenza per ci\u00f2 che state facendo e condividendo con le persone che il Signore consegna al vostro servizio e alla vostra guida. I limiti imposti dalle circostanze, non si impongono al vostro cuore e alla vostra fede. Gli spazi di tempo, che l\u2019impossibilit\u00e0 di alcune delle opere del vostro ministero vi concedono siano maggiormente dedicate alla preghiera, all\u2019ascolto della Parola e alla pi\u00f9 pacata preparazione delle omelie, meditazioni, riflessioni che vi attendono e vi attenderanno. Il fatto che non possiate raggiungere con facilit\u00e0 i vostri parrocchiani, so che non li allontana dal vostro cuore e dalla vostra premura. Anche tra voi, esprimete quella fraternit\u00e0, che in questi anni stiamo cercando di riproporci in maniera pi\u00f9 convinta e concreta. E\u2019 proprio il caso di dire, in questa circostanza: \u201cbasta una telefonata\u201d. Mentre vi scrivo le condizioni di salute di alcuni di noi si rivelano delicate o addirittura gravi: sia forte la nostra preghiera per loro.&nbsp;<\/p>\n<p>Ringrazio di cuore Sua Eccellenza il Vescovo Siluan, della Diocesi Ortodossa Romena in Italia che, scrivendomi la sua fraterna vicinanza, l\u2019accompagna con queste significative parole: \u201c<em>La fiducia in Cristo medico delle anime e dei corpi che andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermit\u00e0 nel popolo (Matteo 4,23), oggi come allora, venga in soccorso delle popolazioni colpite da questo morbo infausto e doni a tutti la gioia della rinascita e della vittoria. A quanti ne sono stati colpiti irrimediabilmente doni la gioia del paradiso, meta pasquale verso la quale tutti camminiamo e a coloro che soffrono della umana perdita la consolazione che in Cristo vivo e presente nella Chiesa nulla \u00e8 perduto e, con sant\u2019Agostino, vescovo d\u2019Ippona, testimoniamo questa nostra speranza: non si perdono mai coloro che amiamo, perch\u00e9 possiamo amarli in Colui che non si pu\u00f2 perdere.<\/em><\/p>\n<p>Ringrazio di cuore tutti voi per la vostra fede, per la preghiera, per la generosit\u00e0; esprimo tutta la mia considerazione e riconoscenza agli operatori sanitari e alle autorit\u00e0 preposte al bene comune.&nbsp;<\/p>\n<p>Interceda per noi la Madre di Dio, Salute degli infermi, la Vergine addolorata, cos\u00ec cara alla nostra devozione.<\/p>\n<p><em>\u201cSalva il tuo popolo Signore, guida e proteggi i tuoi figli\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Il vostro vescovo, Francesco<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Bergamo, 7 marzo 2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari fratelli sacerdoti. 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