“Allo stupore per l’annuncio di gioia, subito smorzato dal buio, allo stupore per quel volo d’angeli, subito dileguatosi con il venir meno del canto, si aggiunse presto per i pastori, un altro stupore: un Salvatore per loro, ma un salvatore adagiato nelle loro cose, quasi rivalutasse le loro cose. Giungono sul luogo e che cosa vedono se non le cose di sempre? Un bambino nato come i loro bambini. E dove nascevano mai i loro bambini? Dove mai potevano deporli quando una delle loro donne li metteva alla luce, se non in una delle loro grotte, se non in una delle loro mangiatoie?
Un salvatore uguale a un loro bambino. Un Dio, diverso da quello che veniva predicato, un Dio non fuori, ma dentro la fragilità, dentro la debolezza degli umani.”
Prendo a prestito queste parole per condividere con tutti voi l’annuncio e la gioia di Dio che viene ad incontrarci. Proprio dentro la nostra vita … che è quella che è, fatta di tante cose belle, di impegno e di passioni, e nello stesso tempo sempre imperfetta, ogni volta sottoposta alla tentazione e alla mediocrità.
L’incarnazione è la scelta della povertà, ma non immediatamente quella della stalla, del posto non trovato per l’alloggio, bensì quella del condividere la nostra umanità. Noi siamo una “carne povera”, eppure Dio stesso l’ha scelta per rivelarsi nel modo più grande e più bello. La nostra vita è sempre degna di Dio, anche quando a noi non appare.
Per questo il Natale parla di gioia, quella che si vede subito, cioè quella delle luci e dei colori che trasformano case e strade, e quella dei regali che ci scambiamo, per dirci reciprocamente che ci vogliamo bene.
Ma ancor di più parla di quella gioia che rimane un po’ più nascosta, perché è dentro il nostro cuore, i nostri desideri e le nostre speranze.
Per i pastori, quella notte si apri il cielo. Lo apri un volo di angeli. Chissà forse sospettavano che i cieli, al loro aprirsi, dovessero far piovere annunci di condanna, di ira. Invece, dopo un momento di spavento, sentirono nel cuore dilagare una gioia che mai avevano sperimentata così forte, perché la parola diceva che era nato, per loro nella città di Davide, il salvatore.
Per loro, i poveri, quelli mai del tutto regolari, mai del tutto a posto nei confronti di Dio. Dio aveva pensato innanzitutto a loro!
Sentirono sulla loro pelle, la loro ruvida pelle in tutti i sensi, lo sguardo di tenerezza di Dio. Quella tenerezza, che loro riservavano ai loro greggi, Dio l’aveva per loro.
Natale è il sentire su di noi lo sguardo di tenerezza di Dio. Una tenerezza che ci fa sentire pensati, voluti, amati. Dentro quello che stiamo vivendo e nelle modalità con cui lo stiamo vivendo.
Poi ci saranno parole, scelte forse da compiere, atteggiamenti da modificare o abbandonare, ma oggi, a Natale ci sono solo sguardi colmi di tenerezza.
Che quello sguardo tenero e dolce, che Dio ha su di noi, non possa essere mai cancellato dal nostro cuore e dalla nostra vita.
Mi unisco a don Simone, don Andrea e al diacono Mario nel porgere a tutti gli auguri di un tempo di pace e di speranza.
Buon Natale!
don Enrico
PS. Come sempre la comunità chiede a tutti il dono della condivisione di ciò che ognuno può e desidera donare. Come al solito le buste potranno essere consegnate direttamente in chiesa o in casa parrocchiale. Per chi preferisce la forma del bonifico, questi i riferimenti del conto intestato a:
Parrocchia della Conversione di san Paolo.
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